Non stai male.
Eppure qualcosa non torna.
Stai bene. Eppure.
Non è che stai male. Non hai una diagnosi, non hai avuto un crollo. Forse stai anche meglio di molti tuoi coetanei.
Eppure c’è qualcosa.
Una sensazione di non essere del tutto nel posto giusto.
Di fare le cose che dovresti fare, di andare avanti, ma sentirti lo stesso un po’ fuori fuoco.
Di avere tutto sotto controllo e non capire perché certi giorni pesi il doppio.
Di voler stare bene davvero, non solo sembrarlo.
Non riesci a dargli un nome preciso. E proprio per questo è difficile parlarne…
Con gli amici, con la famiglia, con chiunque ti chiederebbe ma cosa hai esattamente?
Da dove si comincia.
Prima di entrare nel gruppo c’è un colloquio individuale con me.
Non è una formalità: serve a capire se il gruppo fa per te, e se tu fai per il gruppo.
Io ho bisogno di conoscerti un minimo. Tu hai bisogno di capire con chi hai a che fare.
Se entrambi sentiamo che ha senso, si comincia.
“Se invece non è il momento giusto?”
oppure
il gruppo non è la modalità giusta per te
te lo dico chiaramente.
E se posso, ti indico altro.
Non devi sapere ancora
se fa per te.
Scrivimi e lo capiamo insieme.
Ti rispondo in meno di 48 ore.
Stare fermi per andare avanti.
Non da soli.
Un posto reale, piccolo e selezionato, in cui stare con quello che senti.
Insieme ad altre persone della tua età, guidate da un professionista.
Un gruppo di lavoro psicoterapeutico.
Niente performance.
Niente obbligo di parlare prima di essere pronti.
Niente giudizio.
Il gruppo funziona perché quello che senti tu, in quella stanza, qualcun altro lo riconosce.
Non perché ve lo dico io,
ma perché succede.
E quando succede, cambia qualcosa.
Ti senti meno solo con te stesso.
E da lì si comincia a lavorare sul serio.
Non è terapia individuale, è qualcosa di diverso.
La dimensione collettiva ha una forza propria: certi nodi si sciolgono solo quando ti specchi in un altro essere umano che sta attraversando qualcosa di simile.
L’età condivisa non è un dettaglio. È parte del metodo.
Il problema che non riesci a spiegarti.
Riempi il tempo. Stai sullo schermo più del dovuto. Esci quando non ne hai voglia, resti a casa quando dovresti uscire. Ascolti musica a volume alto nel tragitto.
Aspetti che passi da solo.
Devo ammetterlo ha senso, anche io alla tua età facevo esattamente questo.
E in parte passa…
Ma torna.
Perché non è una fase.
“È una domanda che non hai ancora fatto ad alta voce.”
Non riesci a dargli un nome preciso. E proprio per questo è difficile parlarne con gli amici, con la famiglia, con chiunque ti chiederebbe ma cosa hai esattamente?
Non serve dargli un nome preciso.
Serve qualcuno con cui stare dentro quella sensazione senza che ti chieda di spiegarla.
In questa pagina proviamo a dargli un nome.
Ma prima, lascia che mi presenti.
Mi chiamo Marco Catania, sono psicoterapeuta e ricevo a Catania.
Lavoro con persone che preferiscono esplorare piuttosto che ricevere risposte già pronte.
Che hanno voglia di capire come funzionano davvero, non solo di stare meglio in superficie.
Ho scelto di lavorare con i giovani adulti perché è un momento della vita in cui il lavoro su di sé ha una profondità particolare.
Si è ancora abbastanza aperti per cambiare davvero.